In sintesi: la statistica secondo cui l'85% dei video su Facebook viene guardato senza audio non è mai esistita come dato: nasce da un articolo Digiday del 2016 che riportava stime auto-dichiarate da tre publisher sui propri contenuti (Digiday, 2016). Il dato verificabile è un altro: il 69% guarda video senza audio in luoghi pubblici e il 25% anche in contesti privati, su 5.616 adulti statunitensi (Verizon Media e Publicis Media, 2019). Guardare con i sottotitoli e l'audio spento fa scendere la comprensione dall'81,3% al 77,7% e aumenta in modo marcato lo sforzo cognitivo percepito (Szarkowska et al., PLoS One, 2024). Sul formato verticale l'unica spiegazione causale peer-reviewed è la maggiore fluidità di elaborazione su mobile (Mulier, Slabbinck e Vermeir, Journal of Interactive Marketing, 2021).
Chi pianifica video per i social lavora dentro un corpus di best practice che nessuno ha mai controllato. Alcune reggono, altre sono ripetizioni di ripetizioni, e almeno una delle più citate al mondo si può smontare risalendo alla fonte in dieci minuti. Vale la pena separare le due cose prima di decidere come girare il prossimo Reel.
La statistica sull'audio spento che non esiste
L'affermazione circola da un decennio, compare nelle guide ufficiali dei partner di piattaforma e viene attribuita a Meta: l'85% dei video su Facebook verrebbe guardato senza audio. Facebook non l'ha mai pubblicata, non compare in Insights e i publisher non hanno accesso ai dati reali di sound-on e sound-off.
L'origine è un articolo Digiday del 2016 in cui alcuni editori (LittleThings, Mic, PopSugar) riferivano stime interne sui propri contenuti (Digiday, 2016). Da lì il numero è passato di citazione in citazione fino a diventare un dato di piattaforma. La cosa interessante riguarda quanto sia stato comodo: giustifica l'investimento in sottotitoli, che è una raccomandazione sensata, ed è stata accettata senza verifica proprio perché portava a una conclusione con cui tutti erano già d'accordo.
Continuiamo a consigliare i sottotitoli. Lo facciamo senza citare quel numero.
Cosa dicono i dati verificabili sull'audio
La rilevazione più solida disponibile viene da Verizon Media con Publicis Media, su un campione di 5.616 adulti statunitensi tra 18 e 54 anni. Il 69% dichiara di guardare video senza audio in luoghi pubblici e il 25% di farlo anche in contesti privati. L'80% si dice più propenso a guardare un video fino alla fine se sono disponibili i sottotitoli, e l'80% di chi li usa non ha problemi di udito (Verizon Media e Publicis Media, 2019).
Quel 69% viene sistematicamente citato come "il 69% guarda sempre senza audio", che è un'altra affermazione. È condizionato al contesto pubblico, è dichiarato dagli intervistati invece che osservato, riguarda il mercato statunitense e ha sette anni, quindi precede la maturazione dello short form verticale. Resta comunque il dato migliore in circolazione, e la differenza rispetto al mito dell'85% sta tutta nel fatto che esiste una metodologia da poter criticare.
Quanto costa davvero guardare senza audio
Qui c'è uno studio peer-reviewed vero, e dice qualcosa di più utile del solito invito a mettere i sottotitoli. Szarkowska e colleghi hanno confrontato la visione con audio e quella con soli sottotitoli su 161 partecipanti, combinando eye-tracking, questionari e interviste, e pubblicato i risultati su PLoS One.
| Misura | Con audio | Senza audio, con sottotitoli |
|---|---|---|
| Comprensione | 81,3% | 77,7% |
| Difficoltà percepita (scala 1-7) | 2,34 | 3,70 |
| Sforzo percepito (scala 1-7) | 3,07 | 4,84 |
| Frustrazione (scala 1-7) | 2,01 | 3,63 |
| Immersione (scala 1-7) | 5,43 | 4,73 |
| Godimento (scala 1-7) | 5,52 | 4,47 |
| Tempo di lettura dei sottotitoli | 996 ms | 1.253 ms |
La perdita di comprensione è statisticamente significativa ma di entità contenuta. Il salto grande sta nel carico cognitivo e nel coinvolgimento, dove le differenze sono ampie su tutte le dimensioni misurate (Szarkowska et al., 2024). Nel sound-off le persone capiscono quasi altrettanto, e lo fanno faticando molto di più e divertendosi molto meno.
Un avvertimento onesto: lo studio usa clip televisive da circa sei minuti, in una situazione di visione rilassata, e non annunci pubblicitari dentro un feed. Trasferire il risultato a un video ad da quindici secondi è un'inferenza nostra, non un risultato degli autori. Ci sembra però l'inferenza più ragionevole disponibile, e sposta la conclusione operativa: il sound-off consuma attenzione, e l'attenzione è la risorsa che stai comprando. Trattarlo come una condizione neutra da compensare con i sottotitoli sottostima il prezzo che fa pagare.
Il formato verticale funziona, e si sa anche perché
L'unico studio peer-reviewed che spiega il meccanismo è di Mulier, Slabbinck e Vermeir sul Journal of Interactive Marketing. Gli utenti mobile elaborano gli annunci verticali con maggiore fluidità rispetto agli orizzontali, perché la visione a schermo pieno in verticale non richiede di ruotare il telefono, e questa maggiore fluidità di elaborazione aumenta interesse e coinvolgimento. L'età modera l'effetto, con la Gen Z che elabora i verticali più fluidamente delle generazioni precedenti (Mulier, Slabbinck e Vermeir, 2021).
Intorno a questo studio circolano numeri di piattaforma che vale la pena etichettare per quello che sono. Meta riporta che i video 9:16 con audio producono un CPA inferiore del 34,5% rispetto agli annunci immagine nei placement Reels, e un CTR superiore del 35% rispetto agli altri formati Reels: il confronto è tra video e immagine, quindi non dimostra nulla sul verticale contro l'orizzontale. Snapchat riporta che gli utenti hanno nove volte più probabilità di completare un video verticale, ma Snapchat è nativamente verticale e un video orizzontale vi appare in un riquadro minuscolo, quindi quella cifra misura il degrado dell'esperienza fuori formato nativo. Il dato secondo cui il verticale occupa il 57% dello schermo mobile contro il 23% dell'orizzontale è geometria verificabile con un righello, e presentarlo come ricerca è generoso.
I primi secondi, cosa regge e cosa no
Il dogma dei primi tre secondi nasce da un'analisi Nielsen commissionata da Facebook intorno al 2015, secondo cui chi guarda meno di tre secondi genererebbe fino al 47% del valore totale della campagna. Il contesto conta: in quel periodo la definizione di "video view" a tre secondi era contestata, e il risultato legittimava esattamente la metrica sotto accusa.
Un dato più recente e con metodologia migliore viene da MediaScience, laboratorio indipendente su incarico di TikTok, che ha misurato eye-tracking, battito cardiaco e risposta galvanica su 343 persone in condizioni di scroll libero: un annuncio a schermo per sei secondi o meno produce circa il 38% del recall di annunci visti oltre i venti secondi. Il committente aveva interesse a dimostrare che pochi secondi bastano, e il risultato dice il contrario, il che lo rende più affidabile della media dei dati di piattaforma.
Il dato che ci mette a disagio
Tra i nostri clienti c'è Passione Beauty, che ha costruito una community da 438.000 follower su Instagram. È un asset reale e difficile da replicare. Poi arriva lo studio condotto da System1 con WPP Media su oltre 1.200 annunci TikTok e 23,6 miliardi di impression, che rileva come l'engagement rate, la metrica più citata per giustificare le campagne social, non mostri sostanzialmente correlazione con la crescita della memoria di marca. I fattori che contano sono la qualità creativa, la notorietà di chi parla e la coerenza con il brand.
Anche in quel caso il risultato va contro l'interesse commerciale di tutti e tre i partner della ricerca, ed è il motivo per cui gli diamo peso. La conseguenza pratica è scomoda da spiegare in riunione: un numero alto di interazioni può convivere con una crescita di marca nulla, e il lavoro serio consiste nel misurare la seconda invece di festeggiare il primo.
Domande frequenti
È vero che l'85% dei video su Facebook si guarda senza audio
No. Quel numero non è mai stato pubblicato da Meta e non esiste come rilevazione. Deriva da stime auto-dichiarate di tre publisher riportate da Digiday nel 2016. Il dato verificabile più vicino indica il 69% di visione senza audio in luoghi pubblici e il 25% in contesti privati.
Conviene girare in verticale
Nei contesti mobile sì, e il meccanismo è documentato: la visione verticale a schermo pieno richiede meno sforzo di elaborazione e questo aumenta interesse e coinvolgimento. I numeri di piattaforma che circolano a supporto vanno letti con attenzione, perché spesso confrontano cose diverse.
Bastano i sottotitoli per il sound-off
Aiutano e vanno messi, ma non rendono la visione senza audio equivalente. Le evidenze disponibili indicano una comprensione leggermente inferiore e uno sforzo cognitivo nettamente maggiore, con minore immersione e minore godimento.
L'engagement rate misura l'efficacia di una campagna video
Misura le interazioni, che è cosa diversa. Su oltre 1.200 annunci analizzati da System1 e WPP Media l'engagement rate non mostra sostanzialmente correlazione con la crescita della memoria di marca.
Fonti e riferimenti
- Mulier, L., Slabbinck, H., Vermeir, I. (2021). This Way Up: The Effectiveness of Mobile Vertical Video Marketing. Journal of Interactive Marketing, 55, 1-15.
- Szarkowska, A., Ragni, V., Szkriba, S., Black, S., Orrego-Carmona, D., Kruger, J-L. (2024). Watching subtitled videos with the sound off. PLoS One, 19(10), e0306251.
- Patel, S. (2016). In a silent world: Facebook video. Digiday.
- Verizon Media, Publicis Media (2019). Survey on sound-off video viewing. Ripresa da Forbes.
- MediaScience, TikTok Marketing Science. Understanding Attention on TikTok Ads. MediaScience.
- System1, WPP Media, TikTok. Creator Effectiveness Playbook. WPP Media.


